BIO | SALVEMINI Severino

RITRATTO_SALVEMINIseverino

Economista dell’Università Bocconi, attualmente è presidente della Fondazione Crt Teatro dell’Arte di Milano e consigliere di amministrazione di Dea Capital RE e della Fondazione Vico Magistretti. È inoltre membro dei comitati scientifici della Fondazione Corriere della Sera di Milano e del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. La sua attività principale si colloca nella gestione delle istituzioni culturali e nell’economia dei settori creativi.

Al Festival 2019 i suoi interventi sono stati:

con Alessandro Robecchi
Tempi nuovi: più civili o più incivili?
Il nuovo noir di Alessandro Robecchi (Sellerio), ricco di colpi di scena e ambientato nella  Milano contemporanea. È l’ottava avventura di Carlo Monterossi, detective senza una precisa professione investigativa. Introduce Severino Salvemini.
Rivedi lo streaming video dell’evento > clicca qui

con Cinzia Leone
I nostri film preferiti
Attraverso la presentazione del libro di Severino Salvemini “Una vita in dieci film. Duecento (e più) personaggi famosi intervistati sui film della loro vita” (Castelvecchi), verrà svelata la hit parade del cinema che piace alla nomenklatura italiana
Rivedi lo streaming video dell’evento > clicca qui


Al Festival 2018 i suoi interventi sono stati:

con Gianni Coscia
Le liste degli altri – aperitivo semi-alcolico
Appuntamento semi-alcolico con la musica, basato sulle playlist di 139 italiani raccolte da Severino Salvemini e interpretate dalla fisarmonica di Gianni Coscia.

con Gabriele Muccino
Il cinema italiano soddisfa lo spettatore globale?
Rivedi lo streaming video dell’evento > clicca qui


Al Festival 2017 il suo intervento con Luca Nesi, Maurizio Ronzoni e Fedele Usai è stato:
Stampa digitale, libri e nuovi media: l’innovazione al servizio dell’editoria e dei lettori
Rivedi lo streaming video dell’evento > clicca qui

Inoltre, con Alessandra Perrazzelli, Elisabetta Rubini e Paola Schwizer:
Strategie al femminile
Donne e lavoro. La tematica della conciliazione tra famiglia e lavoro è ormai entrata nel sentire collettivo ed è aumentata la sensibilità politica e sociale verso iniziative che aiutino le madri lavoratrici a far coesistere le due dimensioni. Nei fatti tuttavia le difficoltà restano. È davvero superata l’idea che le donne siano le candidate privilegiate per carriere in cui si gestisce molta responsabilità ma poco potere economico, imprenditoriale o politico? Anche in Italia cominciano ad emergere figure di donne lavoratrici che si avventurano sul terreno del pensiero strategico sia teorico, come è  il caso di filosofe e scienziate, che manageriale, economico, politico, in cui l’assunzione di decisioni e il disegno di strategie acquistano rilievo sempre maggiore. Ma è davvero così a tutti i livelli? La strada è aperta proprio a tutte?
Rivedi lo streaming video dell’evento > clicca qui  

 

Infine, con Cinzia Leone:
Si possono disegnare i fantasmi?
Rivedi lo streaming video dell’evento > clicca qui  

 


Al Festival 2016 il suo intervento è stato:
La musica della tua vita
Rivedi lo streaming video dell’evento > clicca qui

Inoltre in dialogo con Tullio Pericoli:
“Quanti ritratti, caro Umberto”

Rivedi lo streaming video dell’evento > clicca qui

Ha intervistato Vittorio Malacalza:
31 minuti con Vittorio Malacalza

Infine ha moderato l’intervento di Evelina Christillin e Stefania Giannini dal titolo:
La sostenibilità della cultura: economicità e qualità per una cultura sostenibile


Al Festival 2015 i suoi interventi sono stati:

In dialogo con Alessandra Perrazzelli e Giovanni Tamburi,
Fine della crisi, fine della finanza?

In dialogo con Gianni Canova e Angela Vettese,
Quanto e come l’arte contamina l’economia?
Quando le arti contemporanee contaminano l’economia. Dove l’economia post-industriale prende spunti per una creatività fresca e per una innovazione più radicale? Sicuramente non nell’ambiente tradizionale e canonico del business, che spesso imprigiona continuamente a pensare in modo paradigmatico e convenzionale. Occorre invece spingersi fuori dal seminato e un buon suggerimento è lo stimolo che può provenire dalle arti contemporanee (dico arti, al plurale, e pertanto quelle figurative, come anche quelle musicali, cinematografiche, letterarie, teatrali e così via). La prima riflessione deriva dalla sintonia con la contemporaneità della cultura. L’arte contemporanea produce nuovi linguaggi espressivi, che poi dovrebbero introiettarsi nei prodotti economici, che mai come oggi necessitano di contributi simbolici ed evocativi, tipici della stagione della post-modernità. La seconda riflessione riguarda la responsabilità della classe imprenditoriale e manageriale (come elemento fondamentale della classe dirigente) nel saper riconoscere queste nuove onde di senso. La classe imprenditoriale italiana (e i massimi responsabili delle aziende di alta gamma sono proprio la punta di diamante di questo ceto sociale) dovrebbe sostenere il più possibile i breakthrough dei prodotti, uscendo il più possibile dal contesto consolidato del proprio settore, attraverso una orizzontalizzazione delle conoscenze. La frequentazione e il sostegno delle arti contemporanee hanno l’obiettivo non solo di sponsorizzare l’evoluzione artistica e/o di trarre personale godimento dalla fruizione intellettuale, ma anche lo scopo di mantenere alta una curiosità nei confronti dell’avanguardia che – molto più di quanto superficialmente si possa pensare – può essere integrata nel prodotto e nel servizio di alta qualità. Un esempio significativo si legge nella recente biografia dell’imprenditore Steve Jobs, quando racconta l’impressione che gli fece una visita ad una mostra di Andy Warhol a New York negli anni ’70: i colori psichedelici dei quadri di Warhol e dell’inizio della Pop Art se li portò dietro fino a tramutarli poi in una delle caratteristiche più rilevanti dell’Ipod alla fine degli anni Novanta. Probabilmente senza quello stimolo culturale avvenuto trent’anni prima, oggi non avremmo gli Ipod con quei colori così identificabili.


Al Festival 2014 il suo intervento in dialogo con Francesco Profumo è stato:
Territorio, cultura e risorse naturali: dal coinvolgimento allo sviluppo
La relazione con il territorio e con i suoi abitanti; il loro coinvolgimento e l’attenzione ai loro bisogni. La cultura può rappresentare oggi la fonte principale di stimoli cognitivi per la trasformazione del territorio e per guidare la crescita. Attraverso un processo innovativo di engagement e commitment si può costruire un nuovo modello e condurre insieme, cittadini e aziende, il gioco per la valorizzazione e lo sviluppo delle risorse naturali e culturali.