BIO | SEVERGNINI Beppe

RITRATTO_SEVERGNINIbeppe

Scrittore ed editorialista, è stato direttore di 7 del Corriere della Sera. Ha lavorato per The Economist (1993-2003) e scrive per The New York Times (dal 2013). Per Rai3 ha condotto L’Erba dei Vicini (2015-2016). Tra i suoi libri si ricordano Italiani di domani (2012), La vita è un viaggio (2014), da cui ha tratto un lavoro teatrale da lui stesso interpretato e Italiani si rimane (Solferino 2018).

Al Festival 2019 i suoi interventi sono stati:

con Luca Bottura
I giornali del mattino in diretta dal Festival
Un’inedita lettura dei quotidiani, dal gusto ironico e dissacrante, in cui giornalisti e personaggi di cultura e spettacolo commenteranno in un modo tutto particolare i titoli e i temi più “caldi” dell’attualità.
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In civiltà: tutto quello che il lavoro mi ha insegnato
1979-2019.  Dal primo articolo su La Provincia di Cremona al New York Times e al Corriere della Sera, dall’America a Londra, da Crema  a Milano, dalla televisione al palcoscenico. Tra le cose che ha imparato, Beppe Severgnini ne ha scelte sei, che potrebbero essere utili a tutti: ad ogni età, in qualunque mestiere.
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Al Festival 2017 il suo spettacolo con Simona Bondanza, Chiara BurattiPiero Trofa è stato:
La lingua misteriosa dei binari: i treni tra musica, letteratura, giornalismo
Il viaggio più affascinante è un viaggio antico, graduale, privato e sociale insieme: il viaggio in treno. I treni sono teatri, caffè, bazar. L’unico talk-show che non conosce crisi è quello che si replica quotidianamente sulle rotaie. La confidenza genera libertà: ci ha messo insieme il caso, ci dividerà una stazione. I treni aiutano a pensare. Tutti i grandi viaggi, dai pellegrinaggi cattolici al Grand Tour, dalla prima partenza con gli amici al viaggio di nozze, sono in fondo una lenta scoperta di se stessi: il panorama che c’interessa sta dentro di noi.

Inoltre, con Stefania Chiale:
Democrazia. Dieci regole per non farci fregare
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Al Festival 2016 il suo intervento in conversazione con Stefania Chiale è stato:
I social sono la palestra dell’odio?
Donald Trump, Brexit, migrazioni incontrollabili, populismo rampante, economia incerta: tutto sembra contribuire all’ansia e all’incertezza, in Italia in Europa e nel mondo. I media tradizionali hanno perso influenza: faticano a spiegare, non riescono a tranquillizzare. La competenza sembra diventata una colpa. I social media dominano la scena. Hanno creato un’atmosfera tossica o invece sono le valvole di sicurezza che impediscono alla società occidentale di esplodere?
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Al Festival 2014 il suo intervento è stato:
La vita è un viaggio (e non viaggiamo da soli)
Com’è difficile trovare chi ci guidi, chi ci accompagni, chi ci incoraggi. Siamo una nazione al valico: dobbiamo decidere se dirigerci verso la normalità europea o tornare indietro. Siamo un paese incerto tra immobilità e fuga. Fuga all’estero, fughe tra egoismi e piccole ossessioni che profumano di anestetico (ossessioni tecnologiche, gastronomiche, sportive, sessuali). La vita è un viaggio non vuole indicare una mèta. Prova invece a fornire qualche consiglio per la traversata. Per partire non servono troppe parole: ne bastano 20, come i kg di bagaglio consentiti in aereo (classe economica). Venti vocaboli per orientarci.