>SPETTACOLI 2022

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Vecchio liceo di tanti anni fa
La musica di Gianni Coscia in un omaggio al padrino del Festival, Umberto Eco.



Aldo CazzulloMoni Ovadia, Giovanna Famulari
Il duce delinquente
La maggioranza degli italiani pensa che Mussolini fino al 1938 le abbia azzeccate quasi tutte, fino all’ “errore” dell’alleanza con Hitler, delle leggi razziali, della guerra. Dimostreremo che non è così. Prima del 1938, Mussolini aveva provocato la morte di Gobetti, Gramsci, Matteotti, Amendola, dei fratelli Rosselli e di don Minzoni. Aveva fatto morire in manicomio il proprio stesso figlio, e la donna che aveva amato. Aveva preso e mantenuto il potere nel sangue, perseguitando oppositori e omosessuali, imponendo un clima plumbeo e conformista. Aveva chiuso i libici in campo di concentramento, gasato gli abissini, bombardato gli spagnoli. Si era dimostrato uomo narcisista e cattivo. La guerra non è un impazzimento; è lo sbocco naturale del fascismo. E aver mandato i soldati italiani a morire senza equipaggiamento in Russia, nel deserto, in Albania è stato un altro crimine, contro il suo stesso popolo. E ancora devono arrivare gli orrori della guerra civile. E del neofascismo delle bombe sui treni, nelle banche, in piazza. Una storia a due voci: Aldo Cazzullo racconta, Moni Ovadia legge i testi del Duce e delle sue vittime. Con musiche e canzoni dell’epoca. Alla fine capiremo perché dobbiamo vergognarci del fascismo. Ed essere orgogliosi dei resistenti che l’hanno combattuto.

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Neri Marcorè, Domenico Mariorenzi
Le canzoni altrui
Un concerto che è un tributo ai grandi della canzone d’autore: Gaber, De Gregori, Fossati, solo per fare qualche nome. E poi, la musica e la poesia di Fabrizio De André, per riascoltare pietre miliari come “Verranno a chiederti del nostro amore”, “Creuza de ma”, “Fiume Sand Creek”, ma anche perle meno conosciute. Canzoni che Neri Marcorè porta nel cuore e che porta sul palco insieme a Domenico Mariorenzi (chitarra, pianoforte e bouzouki) interpretando con affetto e personalità un repertorio variegato, senza far mancare al pubblico la sua ironia, il suo umorismo leggero ed elegante.




Stefano Massini con l’Orchestra Multietnica di Arezzo
Quando sarò capace di amare
Massini racconta a Gaber.
Un corto circuito spiazzante: Stefano Massini in questo spettacolo non si propone di raccontare Gaber, bensì racconta a Gaber. Ma racconta cosa? Semplicemente storie, personaggi, vicende realmente accadute, incontri e memorie che lo scrittore non avrebbe mai intercettato, se non fossero state attratte dalla calamita delle canzoni del signor G. Perché aveva ragione Borges: ogni verso evoca altri versi, ogni creazione semina altri raccolti, ogni opera muta forma in un’ennesima opera. Cosa accade allora se un narratore come Massini si lascia ispirare dai brani di Giorgio Gaber? Cosa prende forma sul palcoscenico se i racconti del “più popolare cantastorie del momento” (Repubblica) prendono forma dentro le canzoni della premiata ditta Gaber-Luporini? In un cantiere poetico contagioso e intrigante, il palcoscenico si popola di personaggi fra i più diversi e inattesi. Sono geografie del nostro essere, sono cartografie dell’esistenza, sono rotte nell’oceano di un mondo sbandato, sono danze di fuochi per illuminare la notte del nostro vagare, scoprendo che tutti in fondo attendiamo solo il momento in cui saremo, finalmente, capaci di amare. Da “I mostri che abbiamo dentro” a “La parola io”, da “Non insegnate ai bambini” a “Se io sapessi” e molti altri brani, Massini sceglie di coinvolgere il pubblico in un viaggio di echi e rimandi, in un unico grande omaggio a Gaber. Se poi in scena aggiungi i suoni e i colori di un’orchestra di musicisti da ogni parte del mondo, riuniti sotto il marchio ormai noto dell’OMA di Arezzo, ecco spiegata l’attesa per questo incontro così voluto e cercato dalla Fondazione Giorgio Gaber: Massini riparte dal Piccolo Teatro di Milano, l’11 giugno 2022, con questo suo personalissimo dialogo con un cantautore che non si finisce mai di scoprire.




Tredici Pietro con Murubutu
Solito posto, soliti guai
Contraddistinto da uno stile unico e inimitabile, Tredici Pietro, al secolo Pietro Morandi, parteciperà al Festival della Comunicazione di Camogli, presentandosi al grande pubblico senza filtri e in una veste completamente inedita e rinnovata. Volto rivelazione della scena rap nazionale, con “Solito posto, soliti guai”, Tredici Pietro continua il percorso di evoluzione stilistica e musicale iniziato con “X Questa Notte”.
Dopo un breve talk con il musicista (e professore di filosofia e storia) Murubutu, ci sarà spazio per il rap intimistico e avvolgente di Tredici Pietro.


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Paolo CrepetJacopo Rampini
Lezioni di sogni. Un metodo educativo ritrovato.
Mai come oggi dobbiamo capire dove stiamo e vogliamo andare: verso un mondo indifferente o affettivo. Che ne sarà dell’amore, del lavoro, delle emozioni? Delegheremo tutto a un metaverso o torneremo a fidarci di noi. Ma innanzitutto: come vogliamo crescere le nuove generazioni? Per tutto questo occorre reinventare il coraggio delle passioni e ricominciare dai sogni.




Fabio Genovesi
L’Heavy Metal distruggerà il Mondo (ma ti salverà la vita)
Fabio Genovesi racconta l’avventurosa storia dell’heavy metal e di chi è cresciuto con lui. Una musica, una passione, una fede, una bandiera, una mania, un’ossessione… Il metal è tutte queste cose mescolate insieme, a massima potenza e massimo volume. Esonda dal contesto musicale e travolge la quotidianità di chi lo ama. Tu non ascolti metal, tu sei metal. Una patria che non ha confini, una famiglia sparsa in tutto il mondo eppure unita e appassionata, che da più di cinquant’anni lega milioni di ragazzi in ogni angolo del pianeta, soprattutto nelle periferie e nelle province, dove la realtà intorno a te è fatta di muri grigi che ti opprimono il cammino, e l’unico modo per abbatterli è una furiosa scarica sonora di metallo.




Beppe Severgnini con Carlo Fava e un intervento di Giada Parisi, stand-up comedian
Lo zen e l’arte della manutenzione dei social
La gestione personale dei social richiede attenzione, esperienza, pazienza, prontezza. Le prove di questi anni – crisi, pandemia, guerra – ne hanno fatto un terreno accidentato. Bisogna sapersi muovere tra tecnologia, politica, morale, informazione, diritto. Beppe Severgnini, Carlo Fava e Giada Parisi si avventurano in questo viaggio, muovendosi tra parole e musica, accompagnati da alcuni grandi del passato, da Robert Pirsig a Giorgio Gaber.




Franco Arminio
Studi sull’amore
Il poeta Franco Arminio, “cantore” dei borghi italiani, è il protagonista di un reading letterario basato sulla sua ultima raccolta “Studi sull’amore” (2022).




Andrea Vitali con Max Peroni, Francesco Pellicini, Fazio Armellini
Binario morto
Racconto e spettacolo di teatro dello scrittore Andrea Vitali, oggi tra i romanzieri più apprezzati e letti in Italia, definito dalla critica letteraria “Il Camilleri del nord”. Un racconto emozionante costituito da due voci narranti (Vitali e Pellicini) e da due musicisti (Peroni chitarra e voce, Armellini fisarmonica) che contrappone il sogno alla realtà, il vano trascorrere di un tempo che, infondo, non esiste perché inghiottito “Da un treno carico di passeggeri entrato in una galleria e poi svanito nel nulla dopo aver disobbedito ad un ordine di partenza preciso del capostazione”. Un treno carico di vite apparentemente e misteriosamente disperse, il cui viaggio nel tempo, reale ed inenarrabile, termina soltanto cinquant’anni dopo la sua corsa iniziale facendo capolinea, in una gelida notte invernale, proprio su di un binario morto di quella stessa stazione ferroviaria da cui era partito, disobbedendo, soltanto di qualche minuto, all’orario d’inizio corsa inutilmente prestabilito. Al ritorno di quel treno, l’inaspettato quanto poetico dialogo notturno tra il capostazione ed il suo capotreno – condotto con sapiente abilità narrativa da Andrea Vitali – traccia la fine di un viaggio reale trascorso al di là del tempo e conclusosi soltanto a causa di un assordante rumore di frenata all’arrivo dell’ormai vecchio e superato convoglio in quella stessa stazione. “Se quel treno non avesse fatto cosi tanto rumore – confida appunto il capotreno al capostazione – lui ed i suoi passeggeri sarebbero finalmente scesi e se ne sarebbero andati ciascuno per conto proprio…


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Federico RampiniJacopo Rampini
A cosa serve l’America? Il reading di Federico e Jacopo Rampini
Leader del mondo libero o impero del male? La guerra in Ucraina ha rilanciato le pulsioni anti occidentali nelle nostre società. Di tutte le libertà, quella di autodistruggerci è la più praticata.


 

Gian Piero Alloisio
Il Maestrone
Fra il 1976 e il 1981, Gian Piero Alloisio ha lavorato a stretto contatto con Francesco Guccini: è stato frontman dell’Assemblea Musicale Teatrale, il gruppo che apriva i suoi affollatissimi concerti, e ha scritto canzoni che il cantautore bolognese ha poi interpretato come Venezia e Dovevo fare del cinema e, scritte insieme, Gulliver e Poveri bimbi di Milano. Guccini, da parte sua, ha scritto canzoni per Gian Piero Alloisio (Lager, Bisanzio, Parole) ed è stato suo editore musicale, discografico e produttore. “Ora, mentre si ripresentano, in Europa, quegli orrori che le canzoni di Francesco Guccini avevano per prime denunciato,” dice Gian Piero Alloisio “mi è sembrato utile raccontare l’altra grande avventura umana e artistica di cui son stato testimone: quella di scrivere, cantare e parlare di canzoni con il Maestrone”. Dall’altezza, non solo artistica ma anche fisica, del Maestrone (così i suoi musicisti chiamano Guccini) Alloisio prova a dare un’occhiata alla nostra storia passata e presente. Alle chitarre Gianni Martini, storico chitarrista di Giorgio Gaber, già dell’Assemblea Musicale Teatrale.


 

Irene Grandi con Max Frignani, Piero Spitilli, Fabrizio Morganti, Pippo Guarnera
Io in Blues
“Nel tempo sospeso, difficile, smarrito della pandemia, ho finalmente ritrovato l’ispirazione tornando alle radici. – Così ci spiega Irene Grandi – Da sempre il blues mi risuona dentro, mi emoziona e negli anni della mia formazione ha avuto un grande impatto sul mio mondo musicale e la mia voce.
In questo momento che ci ha tenuto lontani gli uni dagli altri, incerti sul futuro, sconvolti da tanti cambiamenti e rattristati dalla sorte dei più fragili ho fatto molta fatica a trovare ispirazione e slancio, finché ho smesso di cercare qualcosa di nuovo e mi sono immersa in qualcosa che conoscevo, che amavo ma che da molto tempo non praticavo più. Ho voluto ricordare da dove vengo e ritornare appunto alle radici sperando così di ritrovare anche io un maggiore radicamento e una nuova forza di reagire a questo periodo nero… con il blu del blues. Accettare anche la malinconia di questo lungo periodo drammatico che stiamo vivendo, ascoltarla e cantarla… con quale migliore colore se non il blues? Perchè il Blues è radici, è madre, ti accoglie nelle sue grandi braccia.”
Un nuovo concerto, una scaletta di canzoni internazionali e italiane che spazia dagli anni ’60 fino agli anni ’90, di ispirazione blues. Con qualche canzone del repertorio di Irene in un arrangiamento in chiave rockblues.