BIO | TOZZI Mario

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Geologo, divulgatore scientifico, saggista, si occupa dal 1996 di televisione, prima come esperto di Geo & Geo e altre trasmissioni, passando nel 2003 a Che tempo che fa. Dal 2000 al 2007 ha condotto Gaia – Il pianeta che vive, e dal 2007 Terzo pianeta su Rai3. Ha poi condotto Allarme Italia e Atlantide su La7 e, insieme al Trio Medusa, la trasmissione di divulgazione scientifica La Gaia Scienza. Attualmente conduce Fuori Luogo su Rai1. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo Tecnobarocco (Einaudi, 2015), Paure fuori luogo (Einaudi, 2017) e L’Italia intatta (Mondadori, 2018).

Al Festival 2018 il suo intervento è stato:
Uno sguardo sull’Italia da proteggere. Salvare la bellezza
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Al Festival 2017 il suo intervento è stato:
Catastrofi connettive
Di che cosa abbiamo paura, quando parliamo di catastrofi? Quali sono le nostre paure ataviche rispetto alla Terra? E perché abbiamo paura quando non dovremmo e non ne abbiamo quando dovremmo? Al fondo delle nostre paure collettive, dalle alluvioni agli asteroidi, dalle eruzioni vulcaniche alle epidemie, con speciale attenzione ai terremoti, drammaticamente attuali, c’è l’intima connessione fra le catastrofi e la vita sulla Terra. Il fatto è che le catastrofi naturali non esistono, esistono gli eventi naturali che trasformiamo in tragedia. Ed esiste un’attrazione di fondo, perché l’umanità nasce ed è tenuta insieme dalle catastrofi e la sua storia ne è indelebilmente segnata.
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Al Festival 2016 il suo intervento è stato:
Paure fuori luogo, il linguaggio delle catastrofi
Da quando noi uomini abbiamo imparato a tramandare racconti e cultura, raccontiamo soprattutto catastrofi. Il diluvio universale, Atlantide, Pompei, il terremoto di Lisbona, le alluvioni, il Vajont. Ma le catastrofi non sono tutte uguali: quasi nessuna di quelle moderne è naturale, eppure, invece di mantenere comportamenti adatti a prevenirle e affrontarle, noi uomini del Terzo Millennio ne abbiamo ancora una gran paura e ne sfuggiamo ragioni e spiegazioni. Ma la paura degli eventi naturali è, oggi, totalmente immotivata: basterebbero la conoscenza di base e comportamenti armonici con il pianeta per evitarne le conseguenze catastrofiche. Come si sapeva fare nelle società tradizionali e come abbiamo presto disimparato. Il linguaggio è cambiato nel tempo e ha rispecchiato l’evoluzione del concetto stesso di catastrofe, da punizione divina a stravolgimento sociale, da evento fatale a fenomeno comprensibile e con il quale sarebbe possibile convivere. E le parole delle catastrofi sono entrate nel linguaggio quotidiano molto spesso in maniera impropria, con espressioni che sono poi diventate proverbiali, da tsunami a bomba d’acqua. Quasi sempre a sottolinearne la paura atavica degli uomini. L’analisi del linguaggio, attraverso molti esempi da tutto il mondo, spiega quanto e come gli eventi naturali, usciti dalla porta, sono ormai clamorosamente rientrati dalla finestra. E continuano a farci paura.

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