BIO | FERRARIS Maurizio

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È professore ordinario di Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Torino, presidente del Laboratorio di Ontologia (LabOnt), che ha fondato nel 1999, e Fellow di numerose e prestigiose istituzioni, come l’Italian Academy for Advanced Studies in America, l’Alexander von Humboldt Stiftung e il Käte-Hamburger Kolleg “Recht als Kultur” di Bonn. Editorialista de Il Sole24Ore, La Repubblica e Il Manifesto, ha scritto più di 50 libri, tradotti in molte lingue, fra cui Storia dell’Ermeneutica, Estetica razionale, Goodbye Kant, Manifesto del Nuovo realismo, Documentalità, Postverità e altri enigmi.

Al Festival 2018 i suoi interventi sono:

con Furio Colombo, Gianni Coscia, Roberto Cotroneo, Paolo Fabbri, Riccardo Fedriga, Valentina Pisanty, Marco Santambrogio
giovedì 6 settembre > ore 22.00 > Piazza Colombo
Musica e parole. Un ricordo di Umberto Eco
Dell’ingegno multiforme di Umberto Eco si è ricordato molto ma non tutto: il serissimo studioso di san Tommaso, semiologo, romanziere, bibliofilo, faceva posto nella sua sterminata memoria alla più completa raccolta di barzellette del secolo. Ci raccontano il suo precoce umorismo due amici di infanzia e di gioventù e di tutta la vita, Gianni Coscia e Furio Colombo. I suoi allievi e poi colleghi, Valentina Pisanty e Riccardo Fedriga, ricordano qualcuna delle sue infinite battute di spirito. Roberto Cotroneo, Paolo Fabbri, Maurizio Ferraris, Marco Santambrogio, vecchi amici e colleghi, descrivono i momenti più impensati in cui lo hanno visto ridere e giocare con le parole.

con Salvatore Aranzulla e Marco Santambrogio:
venerdì 7 settembre > ore 10.15 > Piazza Ido Battistone
Il tecnologo e il tuttologo
La rivoluzione viene dalla tecnica

con Luca De Biase e Alessandra Perrazzelli:
sabato 8 settembre > ore 17.00 > Terrazza delle Idee
Capitale finanziario e Big data
Fino a pochi anni fa si pensava che il destino del capitale nel XXI secolo fosse nello sviluppo del capitale finanziario (Thomas Piketty, Il Capitale del XXI secolo). Ma con i Big data non è più così: il capitale documediale (definiamo così la somma prodottasi negli ultimi anni tra una massa documentale senza precedenti e un flusso di media che non procede più uno-a molti ma molti-a-molti) integra al proprio interno non solo i flussi finanziari, ma gli orientamenti politici, lo stato di salute, i gusti estetici, le inclinazioni sessuali, le preferenze estetiche e culturali, le credenze religiose. Sarà questo il capitale del XXI secolo? E come si potrà ridistribuirlo attraverso nuove forme lavoro?


Al Festival 2017 il suo intervento è stato:

Post verità e altri enigmi
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Al Festival 2016 il suo intervento è stato:
Documedialità: una ragion pratica per il web
Le automobili hanno cessato da mezzo secolo di diventare più veloci. Sono diventate più sicure, più silenziose, più ecologiche. Hanno incorporato, cioè, delle valutazioni dei rischi e dei principi di responsabilità. Per il web nulla di questo è stato ancora fatto, tranne delle esaltazioni (intelligenza collettiva) delle deprecazioni (imbecillità di massa) e una ossessione sulla privacy che viene contestata nei fatti dalla facilità con cui gli esseri umani rinunciano alla privacy nei social network. Documedialità vuole fornire una ragion pratica nell’età della documentalità (cioè dell’esplosione della scrittura e dei documenti in quanto generatori di responsabilità e di oggetti sociali determinatasi negli ultimi trent’anni), cioè contribuire alla maturazione riflessiva del web.
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Al Festival 2015 il suo intervento è stato:
Atti scritti
Nella metà del secolo scorso il filosofo inglese John L. Austin ha parlato di “atti linguistici”, cioè di quei casi in cui il linguaggio, invece di designare, chiedere, ordinare, produce delle cose: un matrimonio, un contratto, una condanna, sono prodotti da delle parole. Ma da qualche decennio a questa parte questi atti si sono moltiplicati in modo esponenziale, ma il più delle volte hanno luogo per iscritto: biglietti, appuntamenti, promesse, adesioni, transazioni finanziarie hanno luogo sul web e attraverso apparati di scrittura – e persino quegli atti che, un tempo, erano principalmente frutto del linguaggio parlato: sembra infatti che in alcuni paesi islamici si possa divorziare mandando un sms.


Al Festival 2014 il suo intervento è stato:
La mobilitazione totale dalla società della comunicazione alla società della registrazione
È la notte tra venerdì e sabato, quella tradizionalmente consacrata al riposo. Mi sveglio. Faccio per guardare l’ora e ovviamente consulto il telefonino, che mi dice che sono le tre. Ma, contemporaneamente, vedo che qualcuno mi ha mandato una mail. Non resisto alla curiosità o meglio all’ansia (la mail riguardava una questione di lavoro), ed è fatta: leggo e rispondo. Sto lavorando nella notte tra il venerdì e il sabato (dunque anche stanotte, venerdì 12 settembre, sono rassegnato), ovunque io sia, a Camogli come a Vancouver. Chi me lo fa fare? Qual è la forza che mi muove con la perentorietà di un imperativo categorico? Questa mobilitazione è il carattere originale della situazione venuta a crearsi con i nuovi media – computer in rete, smartphone, tablet, e ovviamente tutti gli apparati che ne raccoglieranno l’eredità in una evoluzione rapidissima e imprevedibile. L’essenza di un telefonino, di un computer connesso o di un tablet non è anzitutto (o semplicemente) la comunicazione, ma è la registrazione. La registrazione, a sua volta, si presenta come una responsabilizzazione: esige una risposta, e la esige perché la domanda è registrata, scritta, fissata, acquisendo la perentorietà di un ordine. La risposta può essere un altro messaggio oppure un’azione. In entrambi i casi, in una forma burocratizzata o militarizzata, abbiamo a che fare con un meccanismo di responsabilizzazione/mobilitazione che non ha precedenti nella storia del mondo, ma solo esempi locali, nella rapidità delle azioni in borsa o delle azioni militari. Sebbene, per così dire, sia stato preparato da tutta la storia dell’uomo.