BIO | FEDRIGA Riccardo

RITRATTO_FEDRIGAriccardo

È professore associato presso il dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna. Laureatosi in filosofia all’Università Statale di Milano, ha intrapreso una carriera basata sugli studi storico filosofici e di storia delle idee e della lettura – con particolare riferimento ai problemi dell’intenzionalità, traduzione e historical semantics, compatibilismo, filosofia medievale, evoluzione delle pratiche di lettura e variare dei supporti per il trasporto, la conservazione e il controllo della conoscenza. Tra i suoi lavori più recenti, si segnalano Lo stato dell’editoria dopo la rivoluzione digitale, 2005-2015, Economia della Cultura-Il Mulino, 2016 (in collaborazione con la direzione generale del Ministère de la Culture e de la Communication-Ecole Politechnyque, Paris); La Sesta prosa, discussioni medievali su contingenza e libertà, Mimesis Milano, 2015; La Filosofia e le sue storie (con U. Eco), a cura di, Laterza, III voll., 1600 pp., 2014-15; Mettere le Brache al mondo. Compatibilismo, conoscenza e libertà, JacaBook, Milano, 2016 (con R. Limonta).

 


Al Festival 2018 il suo intervento, con Furio Colombo, Gianni Coscia, Roberto Cotroneo, Paolo Fabbri, Maurizio Ferraris, Valentina Pisanty, Marco Santambrogio, è stato:
Musica e parole. Un ricordo di Umberto Eco
Dell’ingegno multiforme di Umberto Eco si è ricordato molto ma non tutto: il serissimo studioso di san Tommaso, semiologo, romanziere, bibliofilo, faceva posto nella sua sterminata memoria alla più completa raccolta di barzellette del secolo. Ci raccontano il suo precoce umorismo due amici di infanzia e di gioventù e di tutta la vita, Gianni Coscia e Furio Colombo. I suoi allievi e poi colleghi, Valentina Pisanty e Riccardo Fedriga, ricordano qualcuna delle sue infinite battute di spirito. Roberto Cotroneo, Paolo Fabbri, Maurizio Ferraris, Marco Santambrogio, vecchi amici e colleghi, descrivono i momenti più impensati in cui lo hanno visto ridere e giocare con le parole.
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Al Festival 2016 il suo intervento è stato:
WEB: la dittatura del presente
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Al Festival 2015 il suo intervento è stato:
Metis: piccoli esercizi di intelligenza pratica
Sbrogliarsi, trarsi d’impiccio, trovare in ogni problema la soluzione, la via d’uscita. Queste sono le capacità delle menti astute. Sino dalle origini della sua storia letteraria e intellettuale, legata alla métis greca, l’astuzia mostra come sia riduttivo pensare che essa sia solo legata alla furbizia, al sapersela cavare a scapito degli altri. La vera astuzia è qualcosa di ben più sofisticato, che segna da vicino la nostra intelligenza, e in particolare quella pratica, legata al sapere del corpo e alle arti del fare. Senza le quali, per quante ipotesi teoriche si facciano, nessun problema di vita quotidiana, individuale o collettiva, si potrebbe risolvere, nessun piano andrebbe in porto, nessun progetto si realizzerebbe.


Al Festival 2014 il suo interventocon Danco Singer, è stato:
La filosofia come non l’avete mai vista
Una concezione accademica e ristretta attualmente piuttosto diffusa ha tolto alla filosofia una tra le sue più belle proprietà, e cioè il fatto di essere per eccellenza una conoscenza “visiva”. Dall’allegoria della caverna di Platone, all’immagine del pilota e della nave per ragionare sul rapporto tra anima e corpo in Aristotele; dai filosofi medievali che si vedono come “nani sulle spalle di giganti” (e che per questo vedono più lontano) all’esperimento del gran naviglio di Galilei per arrivare ad esempi più recenti quali il barbiere di Russell o la stanza cinese di John Searle, la filosofia ha sempre utilizzato immagini e metafore per comprendere e per comunicare. Anche per questo stretto rapporto da sempre intessuto con la visione, la filosofia si capisce perché si vede, e alle volte, grazie alle nuove tecnologie oggi si tocca anche con mano. Il frontespizio della Nuova Atlantide di Francesco Bacone, con le colonne d’Ercole che vengono oltrepassate, verso il mare aperto, dalla scienza racconta più di pagine e pagine di spiegazione. E che dire delle tavole dell’Encyclopedie di Diderot? O della Filosofia, che addirittura appare a Severino Boezio, come una donna dal “venerando aspetto”. Per questo un manuale di filosofia, oggi, non può che essere un manuale visivo e così lo abbiamo progettato, partendo da come viviamo la comunicazione e l’editoria oggi. Abbiamo ripreso, riproducendole e traducendole, le immagini della filosofia nello spazio e nel tempo. Abbiamo tradotto in immagini contemporanee, quelle del web e delle mappe semantiche, le relazioni tra filosofia, scienza e cultura materiale. E abbiamo fatto sì che queste “ontologie aperte” fossero tutte interconnesse, sotto la guida di Umberto Eco e la garanzia degli specialisti, e che lo fossero a partire dall’affermarsi dei modi digitali di leggere, studiare e di far studiare: web semantico; iPhone, iPad, smartphone, lavagna elettronica e quello che verrà convivono nel nostro manuale come in un allegro convivio del sapere. Per un racconto della filosofia come non l’abbiamo vista mai.