BIO | DIASPRO Alberto

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Professore ordinario di Fisica applicata al Dipartimento di Fisica dell’Università di Genova, direttore di ricerca in Nanofisica dell’Istituto Italiano di Tecnologia e Accademico dell’Accademia Ligure di Scienze e Lettere. Attivo in progetti europei e nazionali, ha oltre 350 articoli con 12 mila citazioni (H=56) su riviste  internazionali. Il suo team di ricerca è tra i leader mondiali nel campo della microscopia ottica alla nanoscala. È attivo nella divulgazione scientifica, ha ricevuto l’Emily M. Gray Award dalla società internazionale di Biofisica in riconoscimento ai “significativi contributi all’educazione in biofisica” e il Premio per la Comunicazione scientifica dalla Società Italiana di Fisica. Nel 2020 ha pubblicato “Quello che gli occhi non vedono” con Hoepli, un racconto appassionato di ricerca e microscopia.

Al Festival 2021 il suo intervento con Barbara Mazzolai è:

sabato 11 settembre
ore 18:00 > Piazza Colombo
Mayday! Mayday! Futuro chiama Conoscenza
Non ci sono scorciatoie per la conoscenza, che costituisce le fondamenta per comprendere, costruire, progettare il futuro. Senza conoscenza il futuro non sta in piedi, Scienza e Tecnologia restano parole. L’intuizione può anche essere frutto del caso ma bisogna verificarla e se l’idea e gli esperimenti non stanno insieme chiunque l’abbia avuta, qualunque sia il suo nome, ha avuto un’idea sbagliata. Conoscenza è futuro perché fatta la scoperta, dubbio e curiosità portano verso una nuova avventura che è già futuro di per sé.


Al Festival 2020 il suo intervento con Federico Taddia è stato:

Colazione con l’autore. Scienza e Socialità
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Al Festival 2019 il suo intervento con Salvatore Aranzulla è stato:

Il pane e le rose nel tempo delle nanotecnologie
Il fattore tempo ha mutato radicalmente il nesso tra scienza e vita quotidiana: i dilemmi etici aperti dalla “crescita” di umanoidi riguardano in realtà tutta la nostra civiltà. Il rapporto tra ricerca scientifica e società ha bisogno di un primo comandamento etico: lotta all’ignoranza e alle politiche che la sostengono. Per questo tratteremo tre argomenti che diventano domande cui cercare di dare una risposta: 1) l’intuizione e l’idea che porta alla scoperta sono legati a doppio filo dalla bellezza e dall’importanza di una preparazione di base a tutto campo che sono non separabili; 2) la multidisciplinarietà è la chiave per la comprensione dei meccanismi di funzionamento della natura, la loro traslazione alla tecnologia e la chiusura del ciclo virtuoso verso gli umani, dai dispostivi per riabilitazione alla comprensione e cura di malattie oncologiche e neurodegenerative; 3) la civiltà oggi è immersa in una crescente quantità di dati da strutturare e di nuovo lavoro da inventare, a volte si è confusi tra la paura del prevalere dei robot e la velocità dell’innovazione tecnologica. La civiltà ha bisogno del pane e delle rose per un unico obiettivo concreto: lotta senza prigionieri alla dilagante ignoranza e a chi se ne compiace.
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Al Festival 2018 il suo intervento, con Vittorio Pellegrini, è stato:

Visioni al carbonio: tra vita e nanotecnologia
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Al Festival 2017 il suo intervento è stato:

Connessioni molecolari
Siamo oltre 7 miliardi di persone con circa 76 organi e 100.000 miliardi di cellule. Alla base della vita ci sono le connessioni molecolari, che completano la catena di trasmissione tra le nostre abitudini alimentari, l’ambiente, lo stress, l’amore e quello che le cellule biologiche svolgono nel nostro corpo. Le informazioni sono connesse una all’altra in due metri di nastro – DNA – raggomitolato dentro contenitori grandi qualche milionesimo di metro per impartire direttive al vivente. Le connessioni molecolari sono la chiave del suo funzionamento. Le tratteremo usando come chiave di accesso la luce, esploreremo il legame con la nostra vita e vedremo quanto ipertecnologico è tutto questo e quanto si possa imparare dalle connessioni molecolari.
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Al Festival 2016 il suo intervento è stato:

Il vivente alla nanoscala sulle nuvole
La microscopia ottica da sempre offre la possibilità di accedere al meraviglioso realismo di ciò che ci circonda. Le cellule con i loro organelli e la loro organizzazione in organi e tessuti vengono rappresentati attraverso immagini che uniscono bellezza e conoscenza scientifica a diversi livelli di dettaglio nello spazio e nel tempo. Il recente riconoscimento Nobel alla microscopia ottica sancisce la possibilità di disporre di una sorta di super-vista che ci permette di osservare le singole molecole, le proteine e tutti i principali attori del nostro funzionamento ad una scala incredibilmente elevata: la nanoscala tanto cara a Richard Feynman. L’elevato contenuto informativo che ogni immagine porta oggi e la necessità di condivisione del dato tra persone e laboratori rendono irrinunciabile anche in questo campo l’uso della nuvola digitale, la cloud, e della immensa ragnatela del web: non “semplice” sorgente di immagazzinamento e recupero dati ma elemento portante di condivisione. Grazie ad esse ad esempio un medico di New York oggi può procedere in un intervento chirurgico consultando dai suoi occhiali digitali dati raccolti a Tokyo e a Genova circa la patologia che sta trattando. Così come un laboratorio che sviluppa nuovi farmaci può accedere in tempo reale ad esperimenti a livello molecolare che stanno avvenendo in diversi laboratori “world wide” connessi in un unica ragnatela “smart”.
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Al Festival 2015 il suo intervento è stato:

La medicina del futuro con la microscopia portatile
Lo sviluppo tecnologico ha permesso alla medicina di osservare il corpo umano nei dettagli dei suoi tessuti, ossa e strutture di base; radiografie, scansioni con TAC, analisi del sangue e lettura del genoma sono stati i passaggi tecnologici rivoluzionari. Nel prossimo futuro, la medicina avrà a disposizione un kit di microscopi portatili che permetterà di osservare le patologie nel loro evolversi, a partire dagli stadi iniziali, intervenendo in modo tempestivo. Il Microscopio ottico, infatti, ha superato i limiti che impedivano di osservare direttamente le molecole all’interno delle cellule che compongono il corpo umano. Ora queste tecnologie si stanno miniaturizzando verso veri e propri Lab on chip. L’era del microscopio 2.0 è già iniziata. L’obiettivo è quello di portarlo direttamente nell’uomo.