BIO | DIASPRO Alberto

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È il direttore del Dipartimento di Nanofisica dell’Istituto Italiano di Tecnologia e professore di Fisica applicata al Dipartimento di Fisica dell’Università di Genova. Attivo in progetti europei HORIZON 2020, ha oltre 350 articoli con 10 mila citazioni (H=47) su riviste scientifiche internazionali. Il suo team di ricerca è tra i leader mondiali nel campo della microscopia ottica avanzata. È attivo nella divulgazione scientifica ed è stato insignito dell’Emily M. Gray Awards dalla società internazionale di Biofisica in riconoscimento ai “significativi contributi all’educazione in biofisica”.  Dal 2016 è Presidente del Consiglio Scientifico del Festival della Scienza.

 


Al Festival 2018 il suo intervento, con Vittorio Pellegrini, è stato:
Visioni al carbonio: tra vita e nanotecnologia
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Al Festival 2017 il suo intervento è stato:
Connessioni molecolari
Siamo oltre 7 miliardi di persone con circa 76 organi e 100.000 miliardi di cellule. Alla base della vita ci sono le connessioni molecolari, che completano la catena di trasmissione tra le nostre abitudini alimentari, l’ambiente, lo stress, l’amore e quello che le cellule biologiche svolgono nel nostro corpo. Le informazioni sono connesse una all’altra in due metri di nastro – DNA – raggomitolato dentro contenitori grandi qualche milionesimo di metro per impartire direttive al vivente. Le connessioni molecolari sono la chiave del suo funzionamento. Le tratteremo usando come chiave di accesso la luce, esploreremo il legame con la nostra vita e vedremo quanto ipertecnologico è tutto questo e quanto si possa imparare dalle connessioni molecolari.
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Al Festival 2016 il suo intervento è stato:
Il vivente alla nanoscala sulle nuvole
La microscopia ottica da sempre offre la possibilità di accedere al meraviglioso realismo di ciò che ci circonda. Le cellule con i loro organelli e la loro organizzazione in organi e tessuti vengono rappresentati attraverso immagini che uniscono bellezza e conoscenza scientifica a diversi livelli di dettaglio nello spazio e nel tempo. Il recente riconoscimento Nobel alla microscopia ottica sancisce la possibilità di disporre di una sorta di super-vista che ci permette di osservare le singole molecole, le proteine e tutti i principali attori del nostro funzionamento ad una scala incredibilmente elevata: la nanoscala tanto cara a Richard Feynman. L’elevato contenuto informativo che ogni immagine porta oggi e la necessità di condivisione del dato tra persone e laboratori rendono irrinunciabile anche in questo campo l’uso della nuvola digitale, la cloud, e della immensa ragnatela del web: non “semplice” sorgente di immagazzinamento e recupero dati ma elemento portante di condivisione. Grazie ad esse ad esempio un medico di New York oggi può procedere in un intervento chirurgico consultando dai suoi occhiali digitali dati raccolti a Tokyo e a Genova circa la patologia che sta trattando. Così come un laboratorio che sviluppa nuovi farmaci può accedere in tempo reale ad esperimenti a livello molecolare che stanno avvenendo in diversi laboratori “world wide” connessi in un unica ragnatela “smart”.
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Al Festival 2015 il suo intervento è stato:
La medicina del futuro con la microscopia portatile
Lo sviluppo tecnologico ha permesso alla medicina di osservare il corpo umano nei dettagli dei suoi tessuti, ossa e strutture di base; radiografie, scansioni con TAC, analisi del sangue e lettura del genoma sono stati i passaggi tecnologici rivoluzionari. Nel prossimo futuro, la medicina avrà a disposizione un kit di microscopi portatili che permetterà di osservare le patologie nel loro evolversi, a partire dagli stadi iniziali, intervenendo in modo tempestivo. Il Microscopio ottico, infatti, ha superato i limiti che impedivano di osservare direttamente le molecole all’interno delle cellule che compongono il corpo umano. Ora queste tecnologie si stanno miniaturizzando verso veri e propri Lab on chip. L’era del microscopio 2.0 è già iniziata. L’obiettivo è quello di portarlo direttamente nell’uomo.