BIO | MARRONE Gianfranco

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Saggista e scrittore, lavora sui linguaggi e i discorsi della contemporaneità. Professore ordinario di Semiotica all’Università di Palermo, dirige il Master Europeo sulla Cultura e la Comunicazione del Gusto. Insegna semiotica dell’alimentazione e del gusto alll’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Al Festival 2016 il suo intervento è stato:
Condividere la stupidità, socializzare le razionalità. Passioni e ragioni nei discorsi della rete
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Al Festival 2015 il suo intervento è stato:
Linguaggio della stupidità, stupidità del linguaggio
Non ci sono più i bei cretini di una volta. Un tempo c’era lo scemo del villaggio, figura ai margini della società, un po’ dentro e un po’ fuori di essa, incapace di capirne le dinamiche ma bravissimo nel coglierne le insensatezze. L’idiota del paese, nel folklore tradizionale, è sciocco da un lato ma furbo dall’altro: indicherà, di lì a poco, il re nudo. Poi il villaggio s’è fatto globale, anche e soprattutto grazie alla comunicazione di massa che, allargandone i confini, ne ha frantumato le forme; e lo stupido ha preso il potere, insinuandosi nella parola mediatica ma soprattutto nelle regole di funzionamento sociale. Oggi il villaggio s’è trasferito in rete, caricando sofisticate tecnologie comunicative della responsabilità sociale di essere sempre più smart, e lasciando agli umani lo spazio per esprimersi con immediatezza, cioè con insensatezza. Il problema, allora, non è che Internet renda più o meno stupidi, o che al suo interno l’imbecille possa esprimersi – e farsi ascoltare – con maggiore agio e facilità. Ma che la stupidità, in rete, s’è fatta collettiva, super-individuale, confondendosi sempre più con il suo opposto dialettico: l’intelligenza. Il linguaggio della stupidità addita in tal modo, senza saperlo, la stupidità del linguaggio.