> INCONTRO 2026 | RICCARDI

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Venerdì 11 settembre > ore 17:00 > Piazza Ido Battistone

Il coraggio della pace

Pace e coraggio non sembrano una contraddizione. Oggi è avvenuto un cambio di paradigma e si è rivalutata la guerra come strumento di politica internazionale: parlare di pace appare come un’affermazione di debolezza e di paura. Il coraggio è quello della guerra, considerata la via da percorrere in tante situazioni difficili o drammatiche o quantomeno una via a cui prepararsi collettivamente e con il riarmo. Mettere insieme guerra e coraggio, peraltro, affonda le sue radici in una storia e in una cultura molto antiche. I classici esaltavano il coraggio di combattere. E’ una delle principali espressioni della virilità. E’ una visione che si ritrova nel Novecento, specie nella prima metà del secolo. Nel fascismo e nel nazismo, il coraggio della guerra costituisce uno degli elementi essenziali dell’”uomo nuovo”, creato dai regimi.
Dopo il dramma delle due guerre mondiali, la pace si colloca al centro dell’orizzonte internazionale. Le Nazioni Unite si propongono di liberare l’umanità dal “flagello della guerra”. Una librazione che richiede coraggio intellettuale e politico. Non sempre c’è stato nella seconda metà del Novecento, tuttavia la pace è stato un valore centrale. La grande svolta avviene con la globalizzazione che aveva promesso ovunque prosperità, democrazia e pace. In realtà il mondo globale del XXI secolo si rivela un’età della forza, segnato da conflitti, polarizzazioni e, soprattutto oscuramento della pace come orizzonte delle relazioni internazionali. La guerra viene considerata una “compagna” naturale della vita dell’umanità. E’ proprio questa la stagione in cui, per affermare la pace e contrastare la logica della forza, ci vuole coraggio. Il coraggio di un’intelligenza lucida, di una capacità di dialogo, di andare contro corrente.

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