BIO | CALABRESI Mario

RITRATTO_CALABRESImario
Giornalista e scrittore, ha diretto La Stampa e La Repubblica. Ha pubblicato sei libri, l’ultimo è La mattina dopo. Si dedica alle nuove forme del racconto giornalistico, ha appena pubblicato per Storytel la serie podcast La volpe scapigliata e ha lanciato la newsletter settimanale Altre/Storie.

Al Festival 2021 i suoi interventi sono stati:

con Nicola Lagioia
Aperitivo del Festival – Raccontare il male – La città dei vivi reloaded
La città dei vivi è stato, per il mondo letterario italiano, come un “taglio” di Fontana per l’arte. Un fenomeno apparentemente isolato, l’efferato omicidio di Luca Varani, diventa paradigma di una città, il colore con cui dipingerne l’anima e l’abbandono in cui versa. Nicola Lagioia dialoga con Mario Calabresi sulle possibilità della narrazione del tempo presente, del male e della speranza.

Il dio delle narrazioni. Quando la realtà ci regala storie inattese e incredibili
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A Parole e voci sul mare il suo intervento è stato:

Quello che non ti dicono
Mario Calabresi, direttore di Chora media, società di produzione podcast, Carlo Castellano, fondatore di Esaote, azienda leader nelle tecnologie diagnostiche medicali, e Armando Spataro, già procuratore aggiunto di Torino ed esperto di antiterrorismo, cercheranno di chiarire i troppi angoli bui dei famosi  “anni di piombo”, partendo dalle vicende personali che entrambi hanno vissuto.


Al Festival 2020 il suo intervento è stato:

Perché le storie salveranno il giornalismo
La crisi del giornalismo, la disaffezione dei lettori, la sfida per l’attenzione e la rottura dei contenitori informativi tradizionali hanno una cura: rimettere al centro le storie, le persone, la fiducia.
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Al Festival 2019 il suo intervento è stato:

La civiltà dell’esagerazione e la ricerca del silenzio
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Al Festival 2018 il suo intervento è stato:

Ogni forma è rotta: come sopravvivere?
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Al Festival 2017 il suo intervento è stato:

Giornalismo multicanale
I nuovi algoritmi e le applicazioni di intelligenza artificiale potranno sostituire i giornali come li abbiamo conosciuti finora?
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Al Festival 2016 il suo intervento è stato:

“Verrà il turno della nostra generazione” – la voce delle nuove generazioni contro i venditori di paure
Il giornalismo del futuro 25 anni dopo la nascita del web.
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Al Festival 2015 il suo intervento è stato:

Una foto può cambiare la storia
Non esiste buona informazione senza fatica: ci vogliono ore o giorni di lavoro, pazienza, controlli e spirito autocritico. La nostra società ha paura di fare fatica, dalla scuola al lavoro, e questo ci rende ogni giorno più fragili e indifesi. Ma la fatica di raccontare è l’unico antidoto a quella che Umberto Eco ha definito l’imbecillità della Rete, che altro non è se non la tendenza – a cui i mezzi di informazione corrono dietro – a livellare tutto verso il basso, a semplificare ogni cosa, a renderla un’emozione primaria. Ma la fatica della ricerca permette invece di far emergere storie non scontate o attese, ma più ricche e originali e soprattutto capaci di alimentare un dibattito sano e non populistico.


Al Festival 2014 il suo intervento è stato:

Come mangiamo informazione. Dalla dieta tradizionale all’happy hour, così è cambiato il nostro modo di consumare notizie
Egli stesso lo ha raccontato così: Come mangiamo informazione nell’era digitale? Negli ultimi vent’anni il nostro modo di consumare notizie è cambiato radicalmente, siamo passati dalla dieta tradizionale all’happy hour, l’informazione si sbocconcella ogni ora e i ristoranti tradizionali sentono forte la crisi. Inutile però perdersi nelle nostalgie, pensare che etica e capacità di approfondire siano legati alla carta, al piombo e a un ciclo di lavoro quotidiano che aveva oltre un secolo e mezzo di vita. La sfida è creare una nuova dieta che soddisfi i cittadini e continui ad alimentare alle radici la democrazia.
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